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Vivere in un loft di in una (ex) fabbrica

Ampi spazi, alte vetrate: il loft ha grande appeal. Ma trasformare in abitazione uno spazio industriale non è sempre facile. Ecco il percorso da seguire e le “trappole” a cui fare attenzione.

C’erano una volta le fabbriche che sorgevano in città. Poi le attività produttive hanno traslocato altrove, ma gli edifici industriali sono rimasti. Poco alla volta, si è cominciato a riorganizzare queste vecchie strutture, e a trasformarne l’utilizzo. «Officine, laboratori e magazzini sono diventati case confortevoli, ben sfruttabili per gli ampi volumi e la possibilità di soppalchi a giorno. Fino a poco tempo fa questa era una scelta praticata dai single. Oggi anche le famiglie iniziano a considerare il loft come un luogo dove vivere, soprattutto se si trova in zone dotate di servizi di base», dice Luca de Amicis, architetto di Milano. A prima vista, un ex magazzino sembra davvero una buona soluzione per abitarci: grandi spazi, alte vetrate, a volte cortile e giardino di proprietà. Un’opzione interessante anche in termini di costo, più contenuto rispetto a una tipologia normale di abitazione. A patto, però, di non comprare in modo sprovveduto.

Le verifiche necessarie

Non è solamente una questione di caratteristiche architettoniche. Sul mercato esistono infatti loft che restano locali destinati all’uso industriale, nei quali si può svolgere esclusivamente un’attività lavorativa, e altri che hanno invece ottenuto l’abitabilità. «Questo è un aspetto spesso sottovalutato dai compratori», avverte Domenico Cito, consulente di Tecnocasa Settore Industriale. «Per prima cosa, bisogna capire se, da un punto di vista urbanistico, un ex magazzino consente la “permanenza di persone”. Se questa condizione non c’e, l’immobile in partenza non può essere considerato abitabile, a meno di sostenere un esborso economico importante e non sempre sufficiente a risolvere la questione. Inoltre, occorre verificare se l’area è inserita nel piano regolatore del Comune come industriale, e se è ammesso il cambio di destinazione d’uso. Ci sono meno problemi quando il magazzino ha già l’abitabilità ed è inserito in un contesto a prevalenza residenziale: il costo del cambio di destinazione d’uso, in alcuni casi, può essere gratuito». Non va dimenticato poi che si tratta sempre di una vecchia struttura nata per uso industriale o artigianale, per la quale va adeguata, se non addirittura rifatta, tutta l’impiantistica, sia per rispettare le normative sia per le ovvie necessità di carattere abitativo. «ll suggerimento che diamo è quello di affidarsi a imprese esperte e munite delle necessarie certificazioni per poter, a lavoro ultimato, disporre di tutte le conformità che le leggi specifiche in materia di impianti impongono», precisa Cito.

La certificazione del Comune

Prima di firmare il contratto d’acquisto, occorre verificare sempre l’effettiva agibilità del loft che si sta per comprare. Per farlo, è sufficiente richiedere al venditore il relativo certificato di agibilità. Questo documento viene rilasciato dal Comune solo successivamente alla dichiarazione di fine lavori. E solo dopo che un tecnico incaricato abbia accertato che quanto dichiarato sia stato davvero rispettato. «Bisogna fare attenzione a che cosa si compra», conclude l’esperto di Tecnocasa. «Capita infatti di incontrare operatori immobiliari senza scrupoli che propongono come residenze spazi destinati a laboratori. All’apparenza hanno tutte le caratteristiche visive di un loft adatto ad abitarci, eccetto alcuni “piccoli particolari” che i venditori tralasciano di illustrare. Per esempio, al loro interno non si può ottenere la residenza, in quanto laboratorio e non abitazione, oppure non si riesce ad avere l’utenza domestica per il gas e l’elettricità».