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Una residenza nel parco

A Bologna linee morbide e flessuose per il progetto dell’ampliamento della residenza sanitaria ad opera dell’arch. Andrea Trebbi. L’inserimento nel sottosuolo mimetizza la nuova struttura con il paesaggio collinare del Parco dei Gessi.

La Residenza Sanitaria-Riabilitativa Eugenio Gruppioni in Val di Zena, all’interno del Parco Naturale Regionale dei Gessi Bolognesi e dei Calanchi dell’Abbadessa, è un progetto che Andrea Trebbi elabora e dirige tra il 1997 e il 2003. L’opera si colloca all’interno di un comprensorio territoriale protetto, il più incontaminato dell’assetto collinare bolognese, e tale situazione ne influenza significativamente l’architettura.

Quattro anni dopo, la proprietà della Residenza Gruppioni chiede a Trebbi di pensare ad una soluzione di ampliamento. Non appartiene alla vocazione dell’architetto bolognese la prestazione («peraltro – commenta –, richiestami raramente») di riesaminare le proprie architetture; addirittura, egli confessa la dichiarata riluttanza a rivisitarle per il timore di constatare alterazioni, preferendo, conseguentemente, memorizzarle all’atto del loro completamento. «Però, nel caso specifico, era esclusa ogni interferenza tra la Residenza Gruppioni e il suo ampliamento – afferma Trebbi -, perché il repertorio urbanistico-normativo e il programma operativo predisposto dal committente non potevano che designare, per l’ampliamento, un’interpretazione isolata e autonoma. Pertanto, l’attività progettuale sul riscontro tra le due parti segnalava chiaramente di doversi limitare all’indagine sulle sole tematiche legate alla loro relazione fisica, e indicava, piuttosto, di concentrare in modo totalizzante l’attenzione sulla nuova architettura e sulla sua compatibilità con l’esigente ambientazione naturalistica del luogo».

L’esito di queste prestazioni ha infine generato la configurazione di un’opera completamente sotterranea, nella quale il piano più alto è complanare al piano interrato della Residenza, articolata, al contrario, su tre livelli fuori terra: l’unica espressione del corpo di ampliamento rilevabile dagli estranei è rappresentata dalla lunga quinta trasparente, il cui svolgimento plagia il pre-esistente crinale rivolto a nord, assumendone il movimento morbido e flessuoso. E, ovviamente, su di essa si orientano i riferimenti delle funzioni primarie che distinguono l’organizzazione disciplinare dell’opera: nell’ordine crescente dei suoi tre piani, prima gli spazi riabilitativi e terapeutici, poi gli spazi di cura e infine gli spazi di degenza.

Quei riferimenti, disposti in successione all’interno di ambiti variamente dimensionati, interagiscono con i retrostanti assetti distributivi che, invece, si approvvigionano della luce naturale zenitale attraverso una lunga fenditura che solca il giardino di copertura. Pertanto, le differenti relazioni con l’ambiente esterno distinguono sostanzialmente le prestazioni del corpo di ampliamento.

Per Andrea Trebbi questo progetto ha rappresentato un’occasione: soddisfare il proprio interesse verso le architetture ipogee. «Sono sostenitore dell’inserimento nel sottosuolo delle infrastrutture, per esempio dei teatri, dei musei, degli impianti sportivi,… e della maggior parte dei temi che riguardano la mobilità e la sosta. Perché sono convinto che, ad eccezione della funzione residenziale, il sottosuolo costituisca la vera risorsa ‘sostenibile’ per consentire all’ambiente di rinaturalizzarsi e di sopravvivere».

A proposito di ‘sostenibilità’, in relazione all’assetto prestazionale, il progetto del corpo di ampliamento aderisce ai principi della sostenibilità energetica. La sua già citata autonomia rispetto alla Residenza ha inteso assicurare la piena continuità operativa della Residenza stessa durante la fase di realizzazione del corpo di ampliamento e, inoltre, ha consentito di calibrare la nuova opera in conformità all’aggiornamento normativo nel frattempo intervenuto. La sofisticazione progettuale della generale dotazione tecnologica dell’opera prescinde dalla sua condizione ipogea che, al contrario, assicura la protezione dagli agenti esterni più di ogni altra, bensì trae origine dal perfezionamento di un preciso programma gestionale. È importante annotare che la definizione dell’alimentazione elettrica, a pompe di calore, esclude emissioni nocive nell’ambiente.

Parimenti, il recupero per finalità di scarico e di irrigazione delle acque, non solo piovane ma anche di quelle disperse dall’uso quotidiano, l’elevatissimo grado di isolamento assegnato alla quinta trasparente, l’uso di materiali riciclabili, la facoltà di coprire con soluzioni ‘a verde’ l’edificio,… rappresentano opzioni progettuali nel caso specifico irrinunciabili. Inoltre, nello sviluppo della tematica ipogea o semi ipogea sono ritenute centrali, in chiave prestazionale-qualitativa, le risposte alle problematiche riguardanti l’illuminazione e la ventilazione naturale.

«In effetti – chiarisce Trebbi –, il corpo di ampliamento della Residenza Eugenio Gruppioni si estranea dal repertorio delle architetture sotterranee subordinate alla presenza permanente della luce artificiale. Le simulazioni illuminotecniche hanno assicurato la capacità della quinta trasparente e della fenditura del giardino di copertura di garantire, in forme differenti ma in misura assolutamente sufficiente, l’approvvigionamento diurno della luce naturale. Poiché, comunque il requisito del contenimento energetico ed economico non può non costituire una risorsa da rispettare, il progetto illuminotecnico, che per la Residenza Gruppioni elaborai in collaborazione con Zumtobel Staff disegnando alcune soluzioni, è, anche per il corpo di ampliamento, attentamente calibrato alle rigorose aspettative che la tipologia funzionale dell’opera richiede».

Il nuovo manufatto è letteralmente inserito ‘dentro’ al territorio collinare e ciò significa che il declivio conclude ‘naturalmente’ sopra di esso le proprie pendici. Di conseguenza, il piano di copertura orizzontale diviene la medesima estensione collinare e il manto erboso, che suggella il substrato vegetale steso sopra all’ultimo solaio, non si limita a sostenere il tema della rinaturalizzazione del paesaggio e ad accertare l’indubitabile contestualizzazione in esso della nuova opera, ma tutela l’attuale opportunità di ammirare alcuni scenari del Parco da questo fantastico osservatorio. «Come gli esigenti caratteri del luogo – specifica Trebbi – determinarono le scelte dei materiali nel progetto della Residenza Gruppioni, così tra essi sono stati ora selezionati quei pochi che il suo corpo di ampliamento riesce ad esibire». E, in realtà, più che per stabilire un legame tra le 2 opere, il prefissato obiettivo della reciproca assonanza materica intende candidare anche per il nuovo corpo l’assegnazione di quel requisito della compatibilità con l’ambiente del Parco dei Gessi che ha caratterizzato i lusinghieri commenti sull’architettura della Residenza.

Nel 2008 su The Plan, Luigi Prestinenza Puglisi ha dichiaratamente riscontrato nelle modalità progettuali dell’architetto Andrea Trebbi, palesi riferimenti a Wright, Aalto e Dudok. Giuliano Gresleri, nell’apertura della monografia Andrea Trebbi 1980-2005 architetture, gli attribuisce: “… circuitazioni misteriose che l’occhio coglie e ruba ad altre opere e che la mente trasforma e ricrea”. E Andrea Trebbi, pur nella consapevolezza delle sue preferenze, replica: «nell’esercizio del mestiere, escludo che il mio pensiero ricorra deliberatamente a qualche riferimento, ma d’altronde, isolando quei rarissimi Maestri la cui opera ha segnato la storia, il percorso progettuale, in architettura, è un procedimento di inconscia rielaborazione culturale… Provocatoriamente, sono piuttosto persuaso della grande importanza rivestita da architetti bravissimi, ma spesso sconosciuti, la cui attività si esprime prevalentemente nei territori che essi abitano: alla continuità qualitativa delle loro prestazioni, si deve la salubrità di quegli ambienti architettonici, mentre il lavoro dei ‘riferimenti famosi’ si svolge nell’episodicità logistica e temporale e, pertanto, si riduce ‘solo’ a designare insospettate mete turistiche».