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Una casa nel museo

L’appartamento di Giorgio Morandi, dopo il restauro architettonico dello Studio Iosa Ghini Associati, è una meta obbligata per chi visita il capoluogo emiliano.

È in via Fondazza al 36 che Morandi ha trascorso gran parte della sua esistenza, insieme a tre sorelle, anche se vivevano in due aree completamente distinte della casa. Lui occupava un’ala che aveva un’anticamera, leggendaria, perché lì ha fatto aspettare a lungo, e a volte senza neanche riceverli, personaggi molto importanti.

Da una porta si entrava direttamente nel suo studio che oggi è esattamente come era quando lui ci lavorava. All’interno dello studio c’è un canapè simile a quello dell’anticamera dove il maestro solitamente dormiva. Viveva sempre nel suo studio.

Dall’anticamera si accede in uno stanzone di disbrigo e nel mitico camerino degli oggetti che Morandi ritraeva nei suoi dipinti e che a vederli tutti insieme sembra di riunire in un colpo d’occhio tutti suoi quadri. Dall’altra parte della casa, dove abitavano le tre sorelle, Morandi evitava accuratamente di andare . “Direi che è più una casa che un museo, racconta Massimo Iosa Ghini.

Con un flashback narrativo, abbiamo creato delle pareti neutre in vetro su cui riportare testimonianze di vita, a partire da quando Morandi era un ragazzo e scriveva lettere al padre, fino alle fotografie che lo ritraggono con le sorelle Anna, Dina e Maria Teresa. Tra i ricordi più belli, una natura morta disegnata quando era bambino”.