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Una casa country nel cuor di Provenza

Toile de Jouy e arredi rustici sprigionano il loro fascino tutto francese nella casa country di Kenyon Kramer. A volte una casa può rappresentare non solo il luogo che custodisce ciò che ci è più caro e prezioso, ma anche il punto di arrivo di una serie di svolte che hanno impresso direzioni inaspettate alla nostra vita. Kenyon Kramer, ad esempio, non avrebbe mai immaginato che un giorno sarebbe andato a vivere in un “pavillon” provenzale, e nemmeno che la sua professione lo avrebbe legato al mondo dell’interior design.

Ma partiamo dall’inizio. La famiglia d’origine di Kenyon aveva lasciato l’Europa per stabilirsi in una piccola e tranquilla cittadina del New England. La sua infanzia è stata perciò ricca di momenti spensierati vissuti all’aria aperta e di tante case sugli alberi costruite nei boschi del circondario. Con un background tanto saldamente legato alla natura ci si sarebbe aspettati una scelta di vita in armonia con essa, invece Kenyon finisce per lavorare come direttore responsabile del settore sviluppo per un grande network televisivo di Los Angeles.

Per anni le sue giornate sono scandite da orari frenetici e da scenari metropolitani. Il richiamo di ricordi felici resta in sottofondo, eppure a volte è proprio dal passato che può nascere un nuovo futuro. Durante il suo corso di studi Kenyon aveva infatti soggiornato in Francia e, tra la scuola d’arte estiva e un corso alla Sorbona, si era divertito a trasformare i suoi alloggi temporanei, a volte un po’ di fortuna, nella “sua” casa. La dimora a Santa Monica di Kenyon colpisce l’attenzione del designer francese Jean-Louis Raynaud, che lo convince a lasciare tutto per collaborare con il suo studio di interior design in Provenza. Ed ecco quindi che Kenyon attraversa nuovamente l’oceano e arriva a Aix-en-Provence con una valigia e un pianoforte Baldwin, oggi sistemato in bella mostra nel salotto del suo pavillon.

Country chic life

Funzionale, luminosa ed essenziale, la cucina concepita da Kanyon ricorda con le sue vetrate una serra o un’orangerie. Dato che la struttura del villino prevede entrate e uscite multiple verso l’esterno in ciascuno degli ambienti del primo piano, questa soluzione sembra ribadire il desiderio di mantenere un rapporto continuo e dinamico con l’esterno. Si tratta quindi di un ambiente in rigoroso stile country chic, ma con un carattere fortemente estroverso. Durante la preparazione dei cibi, infatti, si può continuare a osservare tutto ciò che avviene nel delizioso giardino abitato da cani, gatti, oche, pappagalli e altri animali curati amorevolmente da Kenyon.

Viceversa, le eventuali persone all’esterno possono osservare ed eventualmente comunicare con chi è in cucina. Gli arredi, come il grande tavolo centrale dal top in pietra, che incarna perfettamente quell’ospitalità genuina e “senza fronzoli” tipica delle dimore di campagna, sono stati realizzati su misura per adattarsi ad un ambiente dalla forma stretta e allungata. Il grande lavandino metallico è invece di antica manifattura americana e insieme al piano rappresenta l’unico legame con gli Usa di Kenyon.

Nostalgie agresti

L’ingresso del pavillon accoglie i visitatori con i colori e i motivi tipicamente francesi della carta da parati a toile de joy. Un piccolo ma geniale accorgimento ha consentito il trasporto dei mobili destinati ai locali del piano di sopra attraverso la stretta scala a chiocciola. Pur essendo quasi “incastrata” in un angolo dell’ingresso, infatti, è bastato rendere apribile una sezione del rivestimento in legno del soffitto per risolvere brillantemente il problema. La dimora di Kenyon è molto raccolta e proporzionata, sia per le sue dimensioni che per la distribuzione interna degli spazi.

Essa è essenzialmente costituita, oltre che dall’ingresso e dal salotto al piano terra, anche da due camere da letto e da un bagno posti al piano superiore. Il locale che ospita la cucina è invece un’aggiunta alla costruzione voluta dallo stesso Kenyon, che in questo modo è riuscito a costruirsi un perfetto rifugio di campagna su misura. Calma, semplicità e ordine sono infatti tutto ciò che desiderava trovare nella sua nuova dimora provenzale.

Focolare domestico

II caminetto del salotto, sormontato da una elegante specchiera e circondato ai lati da sedute foderate con il toile de Jouy che quasi si confondono con la parete, è in parte responsabile dell’aspetto piacevolmente vissuto acquisito dal salotto. Non solo, infatti, crea un angolo accogliente e ospitale, soprattutto nelle gelide notti d’inverno, ma i dieci anni di utilizzo hanno sbiadito gradualmente le tinteggiature delle travi dei soffitti, fino a far raggiungere al colore una gradevole tonalità, perfetta per una dimora di campagna. Anche i colori delle tappezzerie e della carta da parati sono stati interessati dalla sua lunga azione “modellatrice”.

L’albero della vita

II motivo decorativo dominante scelto da Kenyon Kramer per la camera da letto padronale è quello del “Tree of Life” (Albero della Vita) della Braquenie. Si tratta di un simbolo primordiale presente in quasi tutte le culture e le religioni antiche, da quella babilonese a quella indiana vedica, dalla zoroastriana a quella ebraica (l’albero del bene e del male e l’albero sefirotico della Cabala). L’albero simboleggia universalmente il trait d’union tra i tre livelli del cosmo: quello sotterraneo (le radici), la superficie (il tronco) e il ciclo (rami e fronde) e ha quindi un ruolo protettivo nei confronti della vita.

Il ricordo lontano degli antichi culti pagani legati agli alberi si ritrova ancora oggi nelle feste che celebrano il passaggio delle stagioni (albero della cuccagna in primavera, albero di Natale in inverno). Inoltre, quando si vuole ricostruire visivamente lo scorrere delle generazioni utilizziamo il cosiddetto “albero genealogico” Non stupisce quindi che uno studioso di storia dell’arte come Kenyon abbia scelto questa simbologia beneaugurante per la sua camera da letto, tanto ricco di ricordi e di fotografie di amici e familiari.