Un loft a Brooklyn simbolo della bioarchitettura

A Brooklyn, un edificio industriale abbandonato da vent’anni è diventato il simbolo della bioarchitettura. All’insegna del fai-da-te.

Situato in una zona industriale di Brooklyn, nelle vicinanze di Crown Height, il Nassau Brewery Icehouse prima dell’intervento di ristrutturazione era rimasto disabitato per vent’anni. Oggi l’edificio contiene sei ecoloft. Si tratta del riadattamento a uso residenziale di un magazzino per lo stoccaggio del ghiaccio 1850, ma soprattutto di una rivisitazione in chiave ecologica della tipologia a loft.

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L’intervento di riqualificazione è stato realizzato da una coppia di tretenni, Benton Brown e Susan Boyle, senza alcuna esperienza precedente in campo di ristrutturazioni e progettazioni.

Per questo il progetto ha assunto valore anche dal punto di vista comunicativo, divenendo un esempio concreto della filosofia del fai-da-te, e della fruibilità di pratiche consolidate di bioarchitettura negli USA. La ristrutturazione e la suddivisione degli spazi e dei piani sono state elaborate dallo stesso Benton, che di mestiere è scultore. Susan, invece, profondamente interessata al tema dell’energia rinnovabile negli spazi urbani, ha contribuito all’organizzazione di tutto il lavoro per l’utilizzo delle fonti alternative.

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Fondamentale è l’aspetto comunicativo del progetto nella sua funzione di promozione delle fonti rinnovabili di energia, del risparmio energetico e del recupero dei materiali. La tipologia edilizia e il contesto industriale in cui si colloca l’edificio accrescono l’impiatto visivo del tetto verde e dei panneli fotovoltaici sugli occhi dei viaggiatori che ogni giorno attraversano Brooklyn con la metropolitana di superficie.

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Le strategie adottate per creare loft energeticamente efficienti, in grado di ottenere per primi a Brooklyn la certificazione Leed sono state molteplici: l’utilizzo della ventilazione naturale, l’acquisto di elettrodomestici energy-star, l’uso di una caldaia a condensazione ad alta efficienza e finestre a tutta altezza con grandi vetrate per la maggiore illuminazone naturale.

Ma anche un pavimento radiante, realizzato per favorire il riscaldamento degli ambienti con soffitti particolarmente alti e difficilmente riscaldabili con caloriferi tradizionali. Un tetto verde di circa 220 metri quadrati, costituito da piante a bassa manuntenzione, offre un ottimo riparo dall’irraggiamento nei mesi estivi, filtrando allo stesso tempo l’aria proveniente dalla strada, e serve anche per immagazzinare e filtrare l’acqua piovana. Sul tetto si trova inoltre un impianto fotovoltaico da 7,2 kW, che fornisce metà del fabbisogno di energia elettrica dell’edificio.

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Durante la demolizione che ha preceduto la ristrutturazione, è stato recuperato quanto più materiale possibile. In particolare il legno è stato riutilizzato per le scale interne e gli arredi. In questo modo, oltre il 75 per cento dei materiali provenienti dalla demolizione è stato riutilizzato. Il progetto ha ottenuto un finanziamento dalla Keyspan Energy Company per coprire un terzo dei costi sostenuti per l’implementazione delle tecnologie verdi.

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Escludendo l’investimento iniziale affrontato per acquistare lo stabile, il costo totale dell’intervento di recupero è stato pari a 1,1 milione di dollari. Dopo questa esperienza Susan e Brenton hanno iniziato a collaborare con la Columbia University e con la Parson School of Design, organizzando visite guidate per gli studenti.

Articolo pubblicati in http://atcasa.corriere.it/

Ciao, sono Ilaria e ho lanciato Ideare-Casa.com nel 2008 come un piccolo blog di interior design, dopo essere diventata mamma di una bellissima bambina. Ho aperto il blog per documentare la mia passione sul design, segnalare prodotti e raggiungere le persone che hanno la mia stessa passione per l'arredo di interni.