Tampa Museum of Art, una scatola fatta ad arte

Tampa Museum of Art, una scatola fatta ad arte

Avvolto da una pelle metallica, il Tampa Museum of Art si presenta come un’enorme scatola dal volume semplice e lineare. Progettato da Stanley Saitowitz, l’edificio funge da collegamento tra natura e arte.

l Tampa Museum of Art è una struttura neutra, appositamente pensata per le esposizioni d’arte. Uno scrigno, jewelbox com’è stato più volte definito, pensato per contenere arte. A progettarlo è stato l’architetto di San Francisco Stanley Saitowitz
che lo ha pensato come un volume semplice a sbalzo, dalle linee nette e quasi assolute, avvolte da una pelle metallica perforata. Sulla progettazione di un museo le scuole di pensiero sono tante. C’è chi crede che il contenitore debba avere altrettanta capacità espressiva quanto le opere che contiene.

C’è chi urla che tutta questa teoria è solo un pretesto usato dalle archistar per mettere ancora se stesse sotto i riflettori della notorietà e chi invece afferma che nel rispetto del contenuto la cosa migliore sia progettare uno scrigno dall’aspetto neutro, che sappia accogliere le opere senza arrecarvi alcun disturbo con la propria identità. Sembra che questi siano i propositi della nuova struttura del Tampa Museum.

L’edificio si presenta diviso in due volumi proprio per rispondere formalmente alle due principali funzioni da assolvere: quella privata, propria del museo e che riguarda la gestione e gli aspetti curatoriali e la parte espositiva aperta al pubblico.
Questo grande volume in aggetto, rivestito di metallo, poggia su un basamento di ridotte dimensioni caratterizzato da ampie pareti di vetro che circondano gli ambienti di relazione con il pubblico: il caffè, la libreria, il foyer. E la suggestione è fatta: un volume concluso e metallico. Ma questa scelta risponde anche a un’esigenza pratica, quella di porre le opere d’arte all’altezza giusta per la tutela dalle inondazioni.

È giusto ricordare che in questa città, tra i mesi di aprile e ottobre, si possono verificare violenti temporali accompagnati da vento forte, grandine e soprattutto fulmini. Viste le diverse escursioni termiche il rischio più concreto è quello rappresentato dagli uragani che generalmente si formano nel periodo compreso tra giugno e novembre. Ma sembra che questo escamotage compositivo sia sufficiente come risposta al problema uragani.

Tutto l’edificio si affaccia sul parco circostante e sul fiume Hillsborough. Aggetta al di là del basamento di quasi 10 metri e tale peculiarità è strutturalmente garantita anche dalla trave reticolare del solaio superiore, quello di copertura, che presenta una sezione di circa 4 m. Lo sbalzo così costruito fa da ampia veranda pubblica, da filtro tra la città e gli ambienti interni, da elemento di collegamento tra la natura e l’arte. Varia sui lati e nell’insieme funge quasi da portico che fiancheggia il parco e il fiume. Le pareti trasparenti consentono al progetto di collegarsi visivamente alla Performing Art Building a nord, e alle torri e alle cupole della University of Tampa sulla parte sud.

Dal punto di vista geografico bisogna ribadire che la città di Tampa si sviluppa sulla costa occidentale della Florida lungo le rive di due baie: la Baia di Hillsborough, in cui sfocia l’omonimo fiume che attraversa la città, e la Old Tampa Bay, la cui unione forma la Baia di Tampa che, a sua volta, fa parte del Golfo del Messico. L’acqua per l’appunto non manca, e il Tampa Museum vi si trova proprio nel mezzo. Come questo edificio si relaziona con l’intorno richiede un duplice chiarimento. Di giorno la luce riflettendo sulle superfici del museo fa sì che il museo stesso si confonda e si unifichi con il paesaggio.

Ne riflette il verde, vibra e scintilla con l’acqua del mare, e avvicina con la sua riflessione tremolante le nuvole ai visitatori del museo. Di notte invece è la luce dei led, inseriti tra il rivestimento di metallo, che la fa da padrona e che, emanata dalle stesse superfici, fa percepire l’esterno come una tela illuminata. Quasi a voler emblematicamente rappresentare l’arte che dall’interno per osmosi fugge nel buio.

Dentro all’edificio ciò che domina è la luce filtrata dai fori dell’alluminio. Tutto è bianco. Dalle pareti al pavimento il colore è unico e indistinguibile. Le fughe del pavimento che richiamano quelle dei pannelli illuminanti disegnano l’ambiente. Il pavimento è di cemento bianco e i pannelli sono dei semplici grigliati rivestiti di un tessuto bianco riflettente che fungono anche da elementi occultanti la distribuzione dell’aria. Il bianco viene usato più come elemento che come colore. Tutto nel pieno rispetto dei numerosi oggetti d’arte, vista la ricca collezione che appartiene al museo. L’accesso avviene dal foyer attraverso una scala mobile che conduce immediatamente al primo piano, dove sono state organizzate ben sei diverse sale espositive nella sezione dedicata al pubblico.

Il piano superiore è di dimensioni più piccole perché parte di esso è occupato dalla doppia altezza delle sale espositive sottostanti. È qui che si trovano gli uffici e la sala riunioni. La storia di questo museo è comunque alquanto travagliata. La struttura precedente del Tampa Museum era troppo piccola per la sua cospicua collezione. E le proposte di ampliamento o di delocalizzazione sono state oggetto di polemiche e discussioni per quasi dieci anni.

Diverse le strategie proposte dalla città di Tampa e dal consiglio del museo. L’architetto Rafael Vinoly nel 2001 ha presentato un progetto da 76 milioni di dollari caratterizzato da un’enorme tettoia a sbalzo in metallo, ma il progetto venne bocciato sia perché il costo era troppo alto sia per la non adattabilità formale dell’edificio alle sollecitazioni degli uragani. Successivamente la città pensò di trasferire il museo in uno dei tanti edifici abbandonati o sottoutilizzati del centro.

La logica era quella del riattare una struttura già esistente. E venne preso in considerazione anche un vecchio palazzo di giustizia. Ma il comitato del museo si è dimostrato poco entusiasta circa la scelta proposta e per di più la conversione del palazzo di giustizia in spazio museale si rivelò comunque alquanto costosa. La città attese alcuni anni perché il museo, situazione insolita in America, è di pertinenza del comune. Ci sono voluti altri anni di dibattiti e giochi economici e politici per giungere alla risoluzione dell’annoso problema, ma alla fine del maggio 2007 è stato approvato un bilancio che prevedeva uno stanziamento di 33 milioni di euro. Per l’appunto la somma servita per realizzare il progetto di Stanley Saitowitz.