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Shaker: artigiani del design moderno

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Shaker: artigiani del design moderno

Elementare e ingegnoso. Batano forse due parole per raccontare l’essenza dello stile Shaker, nato nell’Ottocento, copiato e imitato fino ai nostri giorni. Letti su ruote e tavoli pieghevoli, proprio come quelli che vediamo oggi nelle vetrine dei negozi d’arredamento.

Sedie a schienali alti con pioli, armadi con ampi cassetti, scatole ovali e cesti di varie dimensioni: tutto per riporre ordinatamente e rendere così le pulizie più facili. E poi oggetti d’uso comune, come la molletta per il bucato e la scopa piatta. Protestanti e pratici, notoriamente abili artigiani, gli Shakers emigrano in America alla fine del ‘700. Li chiamavano “Shaking Quaquers”, ovvero “Quaccheri che si agitano”, perché in chiesa solevano scuotere mani e piedi per fare penitenza e liberarsi dai peccati.

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Lo stile Shaker nasce da un filosogia, molto critica nei confronti del mondo: la bellezza risiede nell’utilità. Fautori dell’identità tra forma e funzione, li possiamo considerare percursori delle teorie del design moderno. Loro l’idea di certi schienali inclinati, per rispettare la postura della schiena, di mobili polifunzionali, come panche allargate adatte a fungere da tavoli, o tavoli bassi con credenze a cassetti al di sotto del piano. Consideravano il legno un dono divino, prediligendo il tono caldo del ciliegio biondo e quello del pino naturale bianco.

Dalle loro mani nascevano oggetti dalla bellezza semplice, dalla linea rigorosa, quasi austera, soprattutto in legno misto, come l’acero e il noce. Agli inizi i mobili erano costruiti a mano, poi con l’industrializzazione e l’uso dei macchinari, la produzione diventò seriale, ma solo nel 1872 troviamo il marchio registrato degli Shakers, applicato soprattutto allo schienale delle sedie.

Precursori delle tecniche di vendita, utilizzarono perfino un catalogo postale e uno showroom per commerciare i loro prodotti. Ecologisti ante litteram, usavano solo colori derivati dalla terra e dalle piante per dipingere le pareti, mobili e stoffe. Furono anche i primi a utilizzare strisce di tessuto per le sedie, motivo decorativo ripreso poi da alcuni designer scandinavi.

Il mobile autentico Shaker è ricercato dagli appassionati. Non è semplice riconoscerlo, perché i pezzi siglati sono rari: la firma sarebbe stata disdicevole vanagloria. Le quotazioni in asta sono molto alte: Sotheby’s a New York ha battuto di recente un particolare armadio a 33mila dollari, una sedie del 1852 a 72 mila dollari, mentre una scatola da 800 dollari è schizzata a 2.160 dollari.

Per saperne di più

Shaker d’italia. Introdotti nel nostro paese da Maddalena De Padova, gli arredi shaker sono oggi difficili da trovare. De Padova, che per anni ne ha rieditato i tipi, ha ormai sospeso la produzione, salvo che per la sedia a dondolo, il tavolino a tre piedi e alcune scatole. Oggi la comunità Shaker vive nel Maine e, nonostante sia esigua, continua a produrre i suoi mobili e a venderli. Anche on line: basta raggiungere www.shakerworkshops.com.

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