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Riqualificare le biblioteche

Marco Muscogiuri e Antonella Agnoli riflettono sugli strumenti necessari per interpretare dal punto di vista architettonico e sociale la costruzione o la riqualificazione di una biblioteca. Non più luogo di solo consumo culturale ma vera e propria icona urbana ed emblema dell’identità cittadina. Fattore determinante per il welfare nel nostro Paese.

Cos’è oggi una biblioteca? E quanto è cambiata nel tempo?

Marco Muscogiuri

Nell’immaginario la biblioteca resta un luogo destinato alla conservazione dei libri, alla lettura e allo studio. Le biblioteche oggi sono diventate laboratori dell’informazione, porte di accesso all’universo multimediale, luoghi di socializzazione. Le più recenti realizzazioni in Nord Europa e negli Stati Uniti si arricchiscono di nuovi contenuti, accolgono ancora libri ma consentono la consultazione e il prestito anche di video, musica, riviste e giornali e promuovono l’accesso a internet. La biblioteca sarà sempre più un luogo di incontro e di socializzazione, all’insegna della serendipity culturale.

Antonella Agnoli

La biblioteca Marciana a Venezia ha il compito di conservare un patrimonio storico, la biblioteca dell’Università di Bologna quello di mettere a disposizione di docenti e studenti gli strumenti di approfondimento. La biblioteca di Sala Borsa a Bologna deve essere un servizio per il grande pubblico, compito che non appartiene all’Archiginnasio di Bologna o alla Malatestiana di Cesena. La biblioteca di pubblica lettura è quella più a rischio in un mondo dove l’accesso a libri, musica e film è possibile da casa propria. Il contesto di riflessione sulle biblioteche in Italia deve essere il fatto che siamo un paese dove si legge poco. Anche dove esistono servizi bibliotecari di qualità, soprattutto nel centro-nord, raramente frequentati da più del 15% degli abitanti, mentre in tutto il Meridione biblioteche pubbliche ben funzionanti sono una rarità. In Italia la biblioteca non è mai stata considerata un servizio essenziale per il territorio, come la scuola, e quindi non è stata integrata nella pianificazione delle città.

Dalle numerose biblioteche costruite nell’ultimo decennio nel mondo si evince che nonostante l’avvento dell’era telematica non si è verificata la loro chiusura. Qual è la ragione che ha confermato, nel tempo, questo contenitore quale luogo d’interesse?

Marco Muscogiuri

Internet e le nuove tecnologie dell’informazione hanno cambiato il nostro modo di reperire informazioni, di lavorare, di studiare, di pensare. Tutto questo ha avuto un enorme impatto sulle biblioteche e sul loro ruolo. La Rete è un immenso bacino di informazioni, per cui i servizi bibliotecari possono essere di enorme aiuto per sviluppare competenze critiche. Recarsi in biblioteca non sarà più un “dovere”, ma dovrà diventare un piacere. Anche in Italia i grandi centri commerciali sono diventati i principali spazi pubblici. In The Great, Good Place, Ray Oldemburg, sociologo americano, sosteneva l’importanza che hanno nello sviluppo e nel consolidamento della democrazia e della vitalità di una comunità i “luoghi terzi” (in contrasto con i “luoghi primi” e “secondi”, ovvero la casa e i luoghi di lavoro o di istruzione).

Antonella Agnoli

Nessuno ha mai pensato che le biblioteche possano sparire a causa di internet, mi sembra assai più pericoloso un governo che taglia i fondi alla cultura. Le biblioteche di conservazione non saranno sostituite da Google Books, e quelle di pubblica lettura sono ancora in buona salute. Internet non può sostituire il libro cartaceo, primo perché le macchine per la lettura di un documento digitale cambiano e sono poco affidabili. La carta è un materiale che dura per secoli, mentre le memorie dei computer non lo sappiamo. In secondo luogo, il libro cartaceo possiede una integrità che nessun file digitale può garantire: una copia rilegata della Divina Commedia non può essere manipolata. Le grandi biblioteche sono un riconoscimento del fatto che la città ha bisogno di luoghi d’incontro gratuiti, piacevoli da vivere, non commerciali.

Dalla biblioteca al Learning Centre. È questo il rinnovamento dell’idea di biblioteca. Per sopravvivere la biblioteca si arricchisce di contenuti diversi. È una formula che vale ovunque?

Marco Muscogiuri

Non molto tempo fa Maija Berndtson, direttrice della biblioteca di Helsinki, mi raccontava del progetto per la nuova biblioteca centrale, il cui motto è “Knowledge, Skills, Stories”. La biblioteca intende essere il luogo dove sia possibile acquisire conoscenza e informazioni (knowledge); il luogo dove affinare le proprie attitudini (skills); il luogo delle storie, della memoria, dell’immaginazione, della narrazione delle vicende umane (stories). La biblioteca da lei diretta è stata la prima che ha ricevuto dalla Bill & Melinda Gates Foundation, nel 2000, il premio “Access to Learning Award”. Altro caso eclatante è quello degli Idea Store, nuove biblioteche aperte nell’East End di Londra, quartiere con problemi di disoccupazione, analfabetismo, disagio sociale, difficoltà di integrazione etnica. Per far fronte a tali problemi l’Amministrazione decise di investire nelle biblioteche, sostituendo le “public library” con nuove biblioteche, localizzate in aree molto frequentate e in prossimità di centri commerciali.

Antonella Agnoli

Le biblioteche sono sempre state luoghi di apprendimento, formazione e informazione: negli ultimi anni si è preso atto che possono anche essere luoghi che migliorano il tempo libero, favoriscono la socializzazione e stimolano la creatività. Dobbiamo anche in questo caso guardare al contesto: l’Italia è un paese dove si legge pochissimo, meno di un adulto su due legge almeno un libro l’anno e un terzo dei cittadini ha difficoltà a comprendere una bolletta o un estratto conto. Inoltre abbiamo una percentuale rilevante di popolazione immigrata che non sempre padroneggia a sufficienza la nostra lingua o è in grado di godere davvero della nostra cultura. Per tutti costoro la biblioteca è una risorsa enorme, un modo concreto per lottare contro il digital divide, la divisione tra chi ha accesso a tutte le fonti del sapere e chi è più isolato, socialmente e culturalmente, di quanto fossero i nostri nonni.

Qual è il giusto rapporto che la città, e anche chi la governa, dovrebbe avere con questa struttura?

Marco Muscogiuri

Una biblioteca pubblica, progettata e gestita così come l’ho raccontata fino ad ora, può diventare uno dei più importanti gangli vitali del welfare di una città. L’esperienza londinese delle Idea Store o della Pechkam Library, possono insegnare molto a riguardo. Così la biblioteca centrale di Vienna, costruita nel bel mezzo del quartiere a luci rosse, o la biblioteca di Pesaro, che ha portato alla riqualificazione di una parte del tessuto urbano, promuovendo l’insediamento di attività commerciali e di ristoro. Tutto questo non è stato ancora capito dai nostri politici, e sono rarissimi i casi in Italia in cui un’amministrazione investe coscientemente nella biblioteca come strumento di riqualificazione sociale ed economica del territorio.

Antonella Agnoli

Le biblioteche sono e non possono essere che strutture pubbliche. È la polis che deve avere una biblioteca per preservare il patrimonio culturale. I referendum che si tengono in America per approvare gli investimenti di questo tipo sono un grande fatto di democrazia: i cittadini sanno che una certa struttura costa, che il servizio lo pagheranno loro e quindi possono esprimere la loro opinione. Il risultato di queste permette di legare i cittadini al progetto. In Italia non si responsabilizzano i cittadini preferendo offrire iniziative effimere come i festival. Abbiamo più che mai bisogno di cultura ma nel senso di infrastrutture culturali durevoli nel tempo. Pensare una biblioteca richiede molteplici attenzioni.

Bisogna tener conto di molti parametri. Quali sono quelli improrogabili?

Marco Muscogiuri

Da parte mia ho provato a individuare sette parole chiave che ritengo possano essere utili a tracciare un quadro di riferimento per la progettazione della biblioteca pubblica del XXI secolo: Accessibilità, Visibilità, Articolazione, Evoluzione, Benessere, Sostenibilità, Molteplicità. Accessibilità significa facilità d’uso, ovvero necessità di eliminare non soltanto le “barriere architettoniche” ma anche e soprattutto le “barriere culturali”. Visibilità significa facile riconoscibilità dell’edificio nel contesto urbano, facilità di orientamento all’interno dell’edificio stesso, trasparenza di parti dell’edificio per attrarre soprattutto coloro che utenti non sono. La terza parola chiave è Articolazione, che implica un’accorta definizione e distribuzione delle parti. Con Evoluzione intendo la capacità che deve avere l’organismo edilizio di adattarsi a nuovi usi. Le ultime tre parole chiave sono Benessere, Sostenibilità e Molteplicità. Una biblioteca deve essere confortevole. Io intendo la Sostenibilità sia in senso ecologico sia economico. Per la biblioteca pubblica essere molteplice significa essere democratica, ibrida in grado di rispecchiare tutte le anime di una città.

Antonella Agnoli

Non esistono parametri “inderogabili” se non quelli imposti dalle leggi in materia di sicurezza. Non tutti i “contenitori” sono adatti e troppo spesso in Italia si mette la biblioteca in un palazzo cinquecentesco solo perché questo è disponibile, senza interrogarsi sulla qualità degli spazi che si possono ottenere e sui vincoli di costo e di gestione che esso poi imporrà. I cittadini hanno sempre meno tempo e questo crea l’assoluta necessità di installare la biblioteca in luoghi vicini a scuole o ai centri commerciali. Un altro requisito mi sembra quello di avere molti spazi diversi che possano attirare cittadini con esigenze culturali lontane tra loro. E soprattutto è importante la cura per la qualità degli arredi. Infine, l’elemento veramente inderogabile è che ogni singola biblioteca abbia personale preparato.

La biblioteca si è evoluta. Non è più solo biblíon libro + theke custodia. Anche il contenitore acquisisce tutt’altra valenza. Quanto è importante che l’architettura della biblioteca faccia da rivelatore mediatico?

Marco Muscogiuri

L’efficacia di una biblioteca dipende anche dalle scelte architettoniche e urbanistiche, dalla sua ubicazione nel tessuto della città, dalla progettazione degli spazi esterni e delle facciate dell’edificio stesso, degli spazi interni e della loro distribuzione, degli arredi e della loro disposizione. Nonostante vi siano molti esempi di architettura contemporanea nell’ambito delle biblioteche possiamo affermare che soltanto con l’inaugurazione nel 2004 della Seattle Central Library (su progetto di Rem Koolhaas e Joshua Ramus) si è compiuto un significativo spostamento verso il conferimento di una maggiore carica iconica all’architettura dell’edificio bibliotecario. Non è improbabile che Seattle possa rappresentare per le biblioteche proprio quello che il Museo Guggenheim di Bilbao di Frank Ghery è stato per i musei dell’ultima generazione, portando l’architettura bibliotecaria all’attenzione dei mass-media, facendone un’icona urbana e l’emblema dell’identità cittadina. Alcuni studi indicano infatti che alla Biblioteca di Seattle è direttamente imputabile un incremento del numero di persone che visitano il centro della città pari al al 50% nel week-end e fino al 65% nei periodi di vacanza e nei mesi estivi, contribuendo per circa 16 milioni di dollari all’economia locale. La Biblioteca, a solo un anno dall’apertura, è stata direttamente responsabile di una crescita dell’economia locale per oltre 16 milioni di dollari. Il caso di Seattle e quello degli Idea Store sono forse due tra i casi più eclatanti, e da tempo le architetture bibliotecarie sono diventate un valido strumento nelle strategie di pianificazione e riqualificazione urbana e sociale.

Antonella Agnoli

Le grandi strutture avrebbero dovuto attirare l’attenzione di fasce di popolazione che prima si sentivano respinte dall’aspetto austero delle biblioteche e questo, in un primo tempo, è avvenuto quasi ovunque. Tuttavia non è certo che questo effetto sia duraturo nel tempo: in Francia, a 30 anni dalla legge Lang che ha portato con sé l’ondata di nuove biblioteche il numero di iscritti sembra stagnare attorno al 25% della popolazione, nei casi migliori. Certo, Seattle colpisce l’immaginazione e funziona bene ma in un’epoca di risorse scarse dubito che si metteranno in cantiere molte nuove strutture, non solo per il loro costo intrinseco ma soprattutto per i futuri costi di gestione, sempre molto elevati.

Qual è la condizione, sia dal punto di vista della progettazione che dal punto di vista della gestione, delle biblioteche in Italia?

Marco Muscogiuri

Anche in Italia vi è un rinnovato interesse per le biblioteche pubbliche. Siamo distanti dal fervore che ha caratterizzato altre nazioni europee a partire dagli anni ‘80. Quello che da noi continua a mancare è la consapevolezza, da parte delle amministrazioni locali e del governo centrale, del ruolo che può avere una biblioteca pubblica. Vi sono diversi progetti in Italia che reputo degni di interesse. Tra quelli meglio riusciti vi sono le esperienze di Bologna e di Pesaro, dove la biblioteca è stata realizzata all’interno di edifici storici. Altri casi interessanti sono la Biblioteca delle Oblate di Firenze, la nuova biblioteca “San Giorgio” di Pistoia e la nuova “Lazzerini” di Prato. L’architettura della Biblioteca “San Giorgio” gioca un ruolo di maggiore importanza. La scelta di lasciare il grande atrio al piano terra completamente vuoto, come fosse una grande piazza coperta, è una scelta di forte impatto che difficilmente sarebbe stata assunta da un bibliotecario. Negli ultimi dieci anni sono state realizzate diverse biblioteche per lo più nelle piccole cittadine di provincia. Visitandole vedo nel progetto realizzato molte potenzialità non sfruttate. Vedo scelte architettoniche che portano diseconomie e malfunzionamenti che l’architetto non ha capito e il bibliotecario non ha comunicato.

Antonella Agnoli

Partiamo dal fatto che tutti i problemi in Italia sono più difficili da risolvere che altrove in quanto non si costruiscono mai edifici nuovi. Questo significa che il contenitore scelto, quasi sempre un palazzo storico, pone ulteriori vincoli al progettista e rende difficile trovare soluzioni funzionali: per fortuna ora si cominciano a riutilizzare strutture industriali dismesse che permettono una maggiore flessibilità. I progetti sono gestiti male, con troppa lentezza, le gare d’appalto vengono ripetute, o annullate a causa di un ricorso, e le biblioteche nascono vecchie proprio in un’epoca in cui ogni anno bisognerebbe pensare a un restyling. Tutto questo fa lievitare i costi, lasciando budget insufficienti per il personale, gli orari di apertura, l’acquisto di documenti.