Ideare casa
Home » Architettura ed Interior » Urbanistica » Resnick Pavillion, un nuovo spazio dedicato all’arte

Resnick Pavillion, un nuovo spazio dedicato all’arte

Basso, luminoso, vetrato e rivestito di travertino chiaro. Ha una copertura a dente di sega che è stata realizzata per modulare il sole della California. Progettato da Renzo Piano, il Resnick è uno dei nuovi padiglioni del LACMA, Los Angeles County Museum of Art.

Dopo aver terminato, nell’inverno del 2008, il Broad Contemporary Art Museum, voluto e patrocinato da Eli Broad, Renzo Piano lo scorso ottobre ha inaugurato, sempre al LACMA, un nuovo spazio dedicato all’arte, il Resnick Pavillion. È l’edificio che, lautamente finanziato dai mecenati Lynda e Stewart Resnick, completa il suo progetto di ristrutturazione e ampliamento del Los Angeles County Museum of Art, il LACMA.

All’enorme blocco del Broad Gallery, Renzo Piano affianca un padiglione basso, un ampio luogo, come lui stesso lo ha definito, aperto e orizzontale. Un solo piano di 4.200 mq con una copertura a shed, uguale a quella del Broad Gallery, appositamente progettata con i singoli elementi rivolti a nord proprio per convogliare all’interno, sulle opere esposte, una luce filtrata, equilibrata e riflessa. Il principio illuminotecnico è molto simile, anche se geometricamente capovolto, alla copertura che, sempre Renzo Piano, realizzò più di venti anni fa per la Menil Foudation a Houston. Entrambi i progetti, infatti, sono vere e proprie macchine di luce che, inibendo l’illuminazione diretta, dannosa alle opere esposte, sono in grado di garantire un’illuminazione naturale e mutevole come le condizioni atmosferiche.

Il Resnick Pavillion è stato costruito sull’area dell’ex parcheggio del LACMA . È una struttura piana, con ampie vetrate e la muratura rivestita con del travertino chiaro di Tivoli, come il BCAM. L’idea di un unico livello, come lo stesso Piano ha dichiarato, è alquanto inusuale. Forse nessuna città europea avrebbe accettato questo tipo di impostazione progettuale, ma Los Angeles è una città atipica, diversa anche dalle altre città americane. L’ampliamento e la ristrutturazione del museo sono avvenute secondo un progetto redatto dalla studio di Renzo Piano.

Ciò che ha fatto maggiormente discutere è l’adozione di una logica planimetrica, lontana da quella californiana ma molto vicina agli impianti urbani europei, fatti di piazze, percorsi e quinte, che oltretutto ha richiesto la definitiva chiusura di uno degli assi viari del campus. Il Resnick Pavilion, insieme al vicino Broad Contemporary Art Museum, realizzato in precedenza, sono entrambi spazi lasciati intenzionalmente aperti e fluidi per poter contenere ogni genere di opera d’arte. Scelta rinforzata anche dalla decisione di sistemare tutti i luoghi tecnici all’esterno e lasciare l’85% dell’area come spazio destinato unicamente alle esposizioni. I luoghi tecnici, a loro volta, hanno acquistato una ben precisa identità. Sono di colore rosso come le scale esterne in acciaio del BCAM e le strutture portanti presenti sul percorso coperto. È il colore scelto che fa da legame tra i due nuovi edifici e la vecchia struttura, l’Ahmanson Building, l’edificio, realizzato nel 1965, che non ha mai brillato per le sue qualità architettoniche, e che è situato nel lato est del campus. Prima del nuovo intervento di ripristino tutti gli edifici del Lacma East si rivelavano mediocri modelli in stile Beaux Arts. Oggi il volto è completamente cambiato. In un primo tempo, nel 2001, il LACMA aveva assegnato l’incarico di un concept a più studi di architetti.

Tra le soluzione presentate il museo scelse la soluzione più realistica di Renzo Piano che prevedeva l’aggiunta di nuovi edifici e l’eliminazione della strada, senza però demolire tutto l’esistente. Fu Eli Broad ad aver immediatamente compreso, dietro sollecitazione da parte di Renzo Piano, quanto fosse indispensabile un masterplan che riorganizzasse gli 8 ettari di campus. E sembra che a convincerlo fu la famosa frase scritta da Piano: «È molto frustrante eseguire un bel brano con un quartetto d’archi nel mezzo di tre brutti concerti rock». Un’adeguata analisi di tutto il nuovo impianto rivela che l’intento dell’architetto non è mai stato quello di creare una situazione dal forte impatto, bensì quello di creare un luogo dalle condizioni adeguate alla contemplazione dell’arte.

La nuova Grand Entrance, lo spazio multifunzionale che ospita biglietteria e reception, è il nuovo fulcro che collega tra loro le diverse parti del complesso, compresa la vecchia preesistenza in cui Piano ha creato un nuovo spazio espositivo. È cromaticamente legata agli altri elementi esterni, anch’essi realizzati in acciaio rosso ed è ricoperta da pannelli fotovoltaici giustapposti per generare l’energia elettrica necessaria ad alimentare sia gli impianti sia l’installazione di public art, Urban Light, dell’artista Chris Burden che consta di 202 lampioni d’epoca recuperati nelle strade della città. L’intero progetto è riuscito a riorganizzare il “caos”, come Renzo Piano stesso aveva definito l’impostazione planimetrica del LACMA. Sicuramente non è di grande impatto, come forse Los Angeles, città rarefatta, avrebbe richiesto, ma è un’architettura che rinuncia al protagonismo e punta soprattutto sull’armoniosa complicità tra le diverse parti.

Video su Resnick Pavillion e Renzo Piano

Altre informazioni

Architetti
Renzo Piano Building Workshop

Luogo
Los Angeles

Cliente
Los Angeles County Museum of Art (LACMA)

Strutture
Arup

Landscape
R. Irwin

Inaugurazione
2 ottobre 2010

Costo
53 milioni di dollari

Lighting Designer
Ove Arup–London