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Oggetti autarchici

Un modo alternativo di produrre vasi, ciotole e altri accessori domestici. Che utilizza farina e scarti agricoli e recupera tecniche antiche.

Coltivare, raccogliere i prodotti naturali e poi trasformarli in oggetti d’uso quotidiano durevoli, calibrati sui bisogni di una comunità, nel pieno rispetto dell’ambiente. Parte da questa idea il progetto Autarchy dello studio FormaFantasma, dietro al cui nome “enigmatico” si celano due designer italiani, Andrea Trimarchi e Simone Farresin, che da anni vivono e lavorano in Olanda, nella città di Eindhoven, sede della prestigiosa Design Academy.

II duo intende mostrare come sia possibile trovare soluzioni sostenibili utilizzando gli insegnamenti del passato e riscoprendo un rapporto con la terra e le sue ricchezze. Il nome stesso, “autarchia”, evoca l’idea di una società comunitaria che vive in piena fusione con la natura e ricava da essa ogni cosa riesumando tecniche artigianali. Da questi presupposti nasce una collezione di vasi, ciotole, lampade essiccati naturalmente o cotti a bassa temperatura, realizzati con un bio-materiale risultato dell’unione di farina di sorgo con scarti agricoli e calce.

Quante ai colori, sono ottenuti da una selezione di verdure, spezie e radici diverse che vengono essiccate, bollite e filtrate. Ogni oggetto deriva da un processo perfetto che non produce rifiuti: il sorgo infatti, che viene raccolto e usato per creare contenitori e vivande, e totalmente biodegradabile. Per presentare il loro progetto Trimarchi e Fanesin si sono serviti di due importanti vetrine: il Salone del Mobile di Milano, con un’installazione presso lo Spazio Rossana Orlandi cui hanno collaborato l’artigiano di scope in saggina Giuseppe Brunelle e la panetteria francese Poilane, e la casa d’aste Sotheby’s di Londra, dove un allestimento di Autarchy e stato esposto in una mostra.