Neues Museum la sua rinascita

Neues Museum la sua rinascita

di Ilaria Macerollo

Un luogo dove il presente incontra il passato e il nuovo dialoga con il vecchio, evocandolo e valorizzandolo. Grazie al minuzioso progetto dello Studio David Chipperfield Architects, le rovine del Neues Museum di Berlino ci restituiscono il senso eterno della storia.

Il Neues Museum, dopo tanti anni di attesa, riapre le sue porte. I berlinesi che da tanto tempo aspettavano questo momento finalmente avranno la possibilità di visitarlo. Lo storico museo si trova in pieno centro, sul fiume Sprea, nella rinomata Isola dei Musei, dichiarata patrimonio dell’umanità nel 1999 dall’Unesco.

La sua storia è molto lunga e piena di vicissitudini, ma la nascita, in un certo senso, si può far risalire al ritorno a Berlino – dopo la vittoria a Waterloo nel 1815 – di molte opere d’arte precedentemente trafugate da Napoleone. È allora che nel Paese, sull’onda dello spirito rivoluzionario francese, crebbe l’idea di un museo pubblico.

Difatti i musei dell’isola furono costruiti tra il 1820 e il 1930. Per l’esattezza tutto inizia nel 1822, sotto la famiglia Hohenzollern, con la costruzione del Regio Museo, più tardi chiamato Altes Museum “Museo Vecchio”, progettato dall’architetto Karl Friedrich Schinkel. Solo qualche anno più tardi, nel 1841, viene chiesto all’architetto Stüler, allievo di Schinkel, di progettare il Neues Museum, concepito come un ampliamento stesso dell’Altes Museum schinkeliano, a cui si collegava con un passaggio ad archi.

Il Neues viene inaugurato nel 1866, quando giungono a termine i lavori di costruzione e vengono esposte le ricche collezioni d’arte – da eguagliare a quelle di Parigi, Londra e Vienna – accumulatesi in territorio tedesco sotto l’egida del Kaiser del 1° Reich.

L’impostazione del progetto del Neues Museum era classicista e ovviamente simmetrica, con un gran colonnato quadrato posto all’interno dell’isola. Gli ambienti erano impreziositi da decorazioni e sculture, mentre lo scalone principale era affrescato con un ciclo decorativo dedicato alla storia dell’uomo.

Con il passar degli anni, intanto, nell’Isola dei Musei si accumulano diversi reperti: la porta di Mileto, alcune parti della facciata del castello Mschatta, la porta di Ischtar di Babilonia e il famoso Altare di Pergamon, raccolti in giro per il mondo e portati a Berlino per il puro godimento archeologico di esporre, all’interno di spazi museali, storiche e ineguagliabili testimonianze architettoniche.

Nel 1930 l’isola finalmente è compiuta, nonostante i molti ritardi dovuti alla Prima Guerra Mondiale e alla conseguente crisi economica. Ma purtroppo i bombardamenti bellici del 1943 e del 1945 ne distrussero l’assetto architettonico. Diverse opere furono custodite preventivamente nei dintorni della città e in diverse cantine cittadine. Del Neues Museum si salvò ben poco. A guerra finita molte opere conservate nella Berlino-est rimasero in mano ai russi e solo nel 1958 furono restituite all’isola, che riprese così la sua normale attività durante la Repubblica Popolare Tedesca.

Solo le macerie del Neues Museum rimasero a testimoniare i bombardamenti subiti. Sarà il 1989, con l’abbattimento del muro, a portare a conclusione la situazione schizofrenica dei doppi istituti museali. E il desiderio di ripristinare finalmente il Neues Museum, ancora in stato di rovina, farà diventare il museo stesso il simbolo della Berlino unita.

Il concorso internazionale avente come tema la ricostruzione muraria dell’edificio stüleriano e il collegamento del Neues con l’Altes e il Pergamon è stato indetto nel 1993. Il concorso ha avuto varie vicissitudini e più vincitori, ma solo nel 1997 è stato vinto dallo Studio David Chipperfield Architects con Julian Harrap. Il principale obiettivo del progetto era quello di completare il volume originale e restaurare quelle parti che si sono conservate dopo l’azione distruttrice della Seconda Guerra Mondiale. È stata ripristinata la sequenza originale delle stanze, resa possibile grazie all’inserimento di nuove sezioni costruite che creano così continuità con la struttura esistente.

Il restauro archeologico ha seguito le linee guida della Carta di Venezia di cui ricordiamo il famoso art. 3 che dice: “la conservazione e il restauro dei monumenti mirano a salvaguardare tanto l’opera d’arte che la testimonianza storica – nel rispetto dei diversi stati di conservazione dell’edificio storico”. Al Neues infatti, la ricostruzione delle parti distrutte dell’edificio è stata eseguita, dallo studio Chipperfield Architects, con l’intento di non farle entrare in competizione con le parti superstiti. Il recupero dell’esistente è stato, difatti, guidato dall’idea che la struttura originale dovesse essere valorizzata nel suo contesto spaziale e nella sua materialità originale, mentre al nuovo è stato affidato il compito di riflettere, evocare, ricordare ciò che è andato in rovina, senza però imitarlo. Gli ambienti di nuova costruzione sono stati realizzati con i grandi elementi prefabbricati in cemento, ottenuti con una gettata di polvere di marmo della Sassonia miscelata al cemento bianco, e con cui è stata anche ricostruita la parte danneggiata della scalinata.

I nuovi volumi – l’ala Nordovest, la corte egizia, l’abside nel cortile greco e la cupola meridionale – sono stati invece ricostruiti con i mattoni riciclati. Senza falsi atteggiamenti retorici, il tempo con la sua patina, le sue lacune, i suoi colori sbiaditi e in questo caso anche con le sue ferite dovute alle armi da guerra è stato bloccato e conservato.

I colori originali, il blu cobalto, giallo zafferano, rosso vermiglio e il verde serpentino presenti nelle decorazioni murarie sono stati valorizzati nella loro capacità espressiva, mentre i segni grafici delle stesse decorazioni, laddove mancavano, non sono stati reintegrati, lasciando così comunicare, anche in questo caso, il passaggio del tempo e il dilavamento che hanno subito negli anni di completo abbandono.

L’ambiente destinato alla corte egizia, completamente distrutto, è stato ricostruito con un nuovo escamotage, una grande gabbia di cemento bianco che sorreggendo la nuova copertura in vetro crea una nuova scansione ritmica nell’ambiente che tra qualche mese ospiterà il famoso busto di Nefertiti.

A ottobre 2009, dopo più di 60 anni di abbandono, il Neues Museum ha riaperto nuovamente al pubblico, mettendo in mostra, questa volta, le collezioni del Museo Egizio e quelle del Museo della Preistoria e della Protostoria. I preziosi oggetti saranno ospitati in vetrine, o sorretti da piedistalli completamente progettati dall’architetto italiano Michele De Lucchi.

Mentre, sempre lo studio Chipperfield Architects, dal 2010 ha iniziato la costruzione di una nuova galleria che fungerà da centro visitatori dell’Isola dei Musei e sarà posta tra il Neues Museum e il fiume Sprea, riproponendo complessivamente, con questo nuovo volume, una situazione urbanistica risalente a prima del 1938.