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Lampade eco-compatibili, la nuova etica del design

Dare la luce grazie ai vecchi materiali. E non parliamo di semplici lampade, ma di pezzi originali, unici e innovativi. L’eco-compatibile, dunque, come nuova frontiera della creatività made in Italy.

E luce fu. Riciclata. Non la luce, ma le lampade che la emanano sicuramente sì. Si parla di creazioni uniche e di design, ma di un design eco-compatibile che sviluppa prodotti in materiale riciclato. Sono sempre di più i designer che decidono di affrontare questa nuova sfida: il design etico, trasformando le problematiche ambientali in opportunità economiche. In natura il concetto di rifiuto non esiste, quello che viene scartato viene sempre, in qualche modo, assorbito dall’ambiente e rimesso in circolo.

Ecco, il concetto è esattamente lo stesso: prendere oggetti usati, magari buttati in una discarica, e reinventarli, trasformandoli in qualcosa d’altro, in questo caso in oggetti che emanano luce, lampade e lampadari ma non solo, perché la luce ha un’enorme forza creativa e le sue potenzialità possono essere messe in atto da prospettive differenti.

Cosa spinge un designer a declinare le sue capacità e la sua creatività nelle tante possibilità che offre il riciclo? «Crediamo che il futuro si possa e si debba costruire con il materiale esistente e con lo scarto, visto che non facciamo che creare spazzatura di cui non sappiamo disfarci». A parlare è Ingrid Taro che, insieme ad Angela Mensi e Cristina Merlo, ha fondato, nel 2007, 13 Ricrea, un gruppo di designer che si dedica completamente alla reinterpretazione di materiale destinato al disuso, all’abbandono e al macero. «Basta farne un uso intelligente – prosegue – e flessibile, creando in talune occasioni piccole industrializzazioni e facendo scelte alternative per altri materiali che nel tempo cambiano la loro produzione». In pratica lo scarto e l’avanzo possono divenire una vera e propria risorsa.

Quello che vediamo passeggiando per strada, oggetti abbandonati che creano degrado e sporcizia, possono essere visti da prospettive diverse. Con consapevole riutilizzo tutto questo può essere riciclato ad arte ed essere pronto per vivere una seconda vista del tutto diversa, per forma e funzione, dalla prima.

È come dare una seconda occasione agli oggetti. Lo spiega con chiarezza Stefano Fanti, designer bolognese: «mi piace assemblare oggetti di varie forme e crearne di nuovi che non abbiano più nulla a che fare con quelli di partenza. Amo pensare al principio per il quale nulla si crea o si distrugge ma tutto si trasforma. Questo mi dà la forza creativa che riverso nelle mie opere». Per la maggior parte di questi designer, dunque, il riciclo è una scelta consapevole: tutto quello che viene sottratto al degrado e all’abbandono non peserà più sul nostro futuro ma verrà valorizzato dall’ingegno di chi lo ricicla.

Ma non è così per tutti. Per alcuni c’è solo il grande fascino delle cose abbandonate e scartate, che nascondono un grande potenziale da scoprire. C’è il fascino di luoghi, oggi sempre più rari da trovare, «dove giaceva la storia abbandonata di quegli oggetti che avevano fatto parte per almeno 50 anni delle case degli italiani». Racconta Maurizio Lamponi Leopardi, artista che si dedica alla creazione di lampade con oggetti riciclati. «Da questa passione è nata la mia voglia di salvare quelle forme bellissime – prosegue – e l’unica maniera era quella di ridare loro una nuova funzione. E così ho fatto. Non si è trattato di voglia di riciclo, che oggi va molto di moda, ma di puro amore per la forma che, secondo me, non doveva andare persa. La forma delle mie lampade nasce dal volere comunque mantenere slegato l’oggetto da tutto ciò che è supporto per permettergli di rimanere il punto focale della lampada». Quando il desiderio di riciclo, che derivi da un senso di responsabilità etica o dall’amore nei confronti di ciò che sembra morto ma non lo è, si unisce alla passione per la luce e all’abilità di un designer capace, gli oggetti rinascono illuminandosi e illuminando.

E i punti di luce appaiono come una sorta di sublimazione del riciclo, quasi a significare la rinascita per eccellenza. E luce fu, appunto. La luce non contrasta solo il buio: con la luce si può giocare, si può colorare, si può sperimentare Prendere oggetti che servivano a tutt’altro e farli diventare luce vuol dire: «riabilitare un oggetto a una vita funzionale nella realtà degli umani, seguendo nuove razionalità. È un piccolo gesto di ribellione». Così la vede Alice Leonardi, anima creativa dello studio Le Alici. E prosegue: «la consapevolezza del valore delle cose e del loro potenziale crea la capacità di utilizzare come risorsa ciò che è di norma considerato scarto».

Dietro ad ogni lavoro che coniuga l’etica del riciclo alla forza della luce, si nascondono idee, lavoro artigianale, sperimentazione, originalità e stile. Non stiamo parlando di semplici lampade o lampadari, oggetti impersonali e di serie, stiamo parlando di oggetti unici dal design innovativo le cui linee sono morbidamente sottolineate dalla luce. La luce esalta i colori e i materiali, come racconta Raffaella Bandiera, autoproduttrice (come si definisce) di oggetti di design: «quando, tempo fa, mossa da una naturale curiosità, decisi di sperimentare la lavorazione di resine e gomme siliconiche non sapevo dove sarei arrivata, l’interesse per la luce è venuto da sé. È stato un fantastico mezzo per esaltare le trasparenze, la pigmentazione e la densità di questi materiali. E anche successivamente, quando mi sono interessata maggiormente al riciclo, la luce è rimasta una componente essenziale del progetto che trasforma e impreziosisce anche il materiale più povero e negletto. Ultimamente sto sperimentando oggetti illuminanti creati con lane di riciclo, e anche in questo caso è come se la luce riuscisse a mutare l’essenza stessa del materiale».

Quando i designer creano riciclando, è evidente che l’oggetto riciclato e il materiale di cui è fatto diventano centrali. Gli occhi del designer vedono oltre quell’oggetto, lo vedono già trasformato nella forma o semplicemente nell’uso, vedono già quello che sarà, la sua nuova vita. Vedono già quale potrebbe essere il suo riuso in chiave attuale. Ormai sta prendendo sempre più piede un modo diverso di vivere casa, un po’ di eco consapevolezza l’abbiamo maturata tutti. Ecco perché questo made in Italy eco – compatibile potrebbe realmente diventare la nuova frontiera dell’arredamento.