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La stanza più fredda: consigli e cause

Consigli per la casa

La stanza più fredda: consigli e cause

Ogni casa ha la sua: la più ampia, la più alta, la più settentrionale…. Perché il calore si diffonde secondo certe regole. Da conoscere, per prevenire il problema. O gestirlo meglio.

Siamo alle porte dell’inverno e i vostri caloriferi stanno iniziando a lavorare a pieno ritmo per riscaldare al punto giusto la casa. Anche se a priori vi aspettereste che tutti i locali dell’abitazione raggiungano la medesima temperatura, nella realtà le cose non vanno proprio così. Perché alla fine, alcuni locali risultano sistematicamente più freddi degli altri. Il motivo, principale di questa differenza è nella loro esposizione.

E’ naturale che le pareti rivolte a Nord siano quelle più fredde, perché nel corso della giornata, almeno in inverno, sono perennemente all’ombra. I locali racchiusi dalle pareti esposte a Nord, oltre a essere più freddi, sono anche più soggetti alla formazione di condense e quindi di muffe. Infatti dentro le mura domestiche l’aria calda tende a salire verso il soffitto, poi da qui si sposta dai locali più caldi verso quelli più freddi, nei cui angoli tende poi a condensare l’umidità a contatto con la parete fredda. La causa? Lo stesso fenomeno per cui in inverno sui vetri delle finestre si forma una sottile patina di condensa a seguito del contatto con l’alito o con i vapori della cucina o del bagno.

Le muffe da condensa, oltre a deturpare e annerire la tinteggiatura, contengono germi patogeni che oggi sono riconosciuti come principale causa delle allergie e delle crisi di asma all’interno delle pareti domestiche. Come evitare il problema? Avendo l’accortezza di terre il meno possibile in comunicazione i locali a Nord con il resto della casa. E preventivamente, in fase di costruzione o ristrutturazione, facendovi consigliare i materiali più idonei a impedire la formazione delle muffe. Tuttavia non tutti i mali vengono per nuocere: nelle case che si sviluppano su due piani, collegati da una scala interna, si può utilmente sfruttare l’aria calda del primo livello. Aria che, tenendo come si è detto a salire per la sua maggiore leggerezza, raggiungerà facilmente i piani superiori riscaldandoli meglio.

Anche l’altezza dei locali influenza la temperatura dell’aria. Perché nei locali alti tre metri o più (caso molto frequente nelle vecchie abitazioni dei centri storici cittadini, il volume d’aria che deve essere riscaldato è, a parità di superficie, il 10-15% in più rispetto a un locale alto due metri e settanta, e in tali condizioni i termosifoni risultano spesso sottodimensionati.

Un caso a parte è quello delle cucine. Infatti, secondo la normativa di sicurezza, le cucine devono essere munite di una presa d’aria con sezione di circa venti centimetri, posta nella parte più bassa della parete che dà sull’esterno, onde meglio eliminare eventuali perdite di metano, un gas costituito da molecole più pesanti dell’aria e che quindi tende a sedimentare nello strato prossimo al pavimento. In tali condizioni, però, può capitare di sentire freddo ai piedi, perché la posizione così bassa della presa d’aria è anche ottimale per un buon tiraggio e risucchio d’aria fredda dall’ambiente esterno. Tale aria fredda poi essendo più pesante dell’aria preesistente in cucina, tende anch’essa a sedimentare e ristagnare nei primi 30-50 centimetri di altezza. Per evitare questi incovenienti sarebbe bene far mettere la presa d’aria in un punto della parete che coinvolga, con i suoi spifferi, le pareti della cucina… meno frequentate.

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