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Dock station: un elemento d’arredo, oltre estensione dell’ipod, iphone…

Confesso: la prima volta che ne ho sentito parlare, ho pensato prima alla denominazione di origine controllata, e subito dopo a Emmett “Doc” Brown, il genio fulminato che Chris Lloyd interpreta alla grandissima nella saga Ritorno al futuro. Fine delle citazioni. Perché ovviamente mi sbagliavo, per difetto. La dock station con “ck” (o docking, il riferimento è sempre al molo, all’attracco sicuro in porto) non è una riedizione della scintillante macchina del tempo, ma un oggetto ugualmente iconico, in quanto naturale estensione di tutto ciò che inizia con “i”: iPod, iPad, iPhone…

E riesce a farlo suonare in modo più brillante e condiviso di come questi must have possono fare, da soli o in compagnia di un buon paio di auricolari. Lontane parenti delle piattaforme ideate per accogliere un computer portatile e trasformarlo in una stabile, ergonomica stazione di lavoro, le dock di cui parlo non sono tutte uguali. Azzardando un test per una rivista specializzata, ho scoperto a mie spese che quelle per iPad 1/2 o tablet concorrenti, nate evidentemente dopo, possono ospitare anche l’iPod, ma non viceversa, date le dimensioni (e il peso) molto differenti.

La tavoletta tuttofare tende a sbilanciarsi, e ha bisogno di un supplemento di ancoraggio. La nostra smania di antropomorfizzare i tecno ammenicoli che ci capitano a tiro, ci porta a dare loro un alloggio, un rifugio superaccessoriato, una dock, appunto. La casetta delle nostre bambole hi-tech ha un cuore d’oro: per ripagarci del molto che abbiamo già speso, ci permette di collegare quasi ogni dispositivo che pensa e respira in linguaggio Mp3. La condizione, fino a ieri, era che avesse una presa universale, mini jack o Usb. Oggi, grazie alla tecnologia wireless nelle sue varie declinazioni (Wi-fi, Bluetooth, AirPlay…), il dialogo può avvenire, in modo ancora più misterioso (ma solo per chi ha più di dieci anni: i nativi digitali non ci vedono proprio nulla di strano), senza la mediazione di cavi o innesti a baionetta.

Il paradosso della casa a distanza, dell’attracco teleguidato, magari da un’altra stanza, non è la fine dei giochi, ma l’inizio di una nuova partita. Cosa mi impedisce, infatti, di fantasticare, recuperando la mia gaffe iniziale, su una nuova macchina dello spazio-tempo sonoro? Posso immaginarla che superi di slancio le frontiere geopolitiche del sistema solare (ben oltre le barriere architettoniche delle nostre quattro mura di cartongesso), per regalarci, chissà, la musica dell’universo. Una prospettiva celestiale… sempre che la mediocrità dei file compressi scaricati da chissà dove non ci faccia ripiombare improvvisamente sul nostro piccolo, rumoroso villaggetto globale.

Ecco alcuni modelli di Dock Station:

  • Soundbox di Loewe è un sistema audio che riproduce da lettori Mp3 (della Mela e non), cd o direttamente dalla radio Rds integrata: titoli e stazioni compaiono sul display. Disponibile in vari colori, a 499 euro.
  • On Air di JBL è una docking station con tecnologia AirPlay: permette di ascoltare la musica in streaming wireless in qualsiasi angolo della casa. A 349,90 euro.
  • Tablet Speaker di Logitech è una pratica base amplificata per iPad e analoghi dispositivi portatili. Si ricarica tramite Usb e costa solo 39.99 euro.
  • AeroPad One fa parte di Jarre Technology, la linea di diffusori sonori creata da Jean Michel Jarre. È una dock station per iPad con finiture cromate e in legno bambù. Distribuita da EMotion, costa 499 euro.