Come realizzare una casa da soli

Affitti alle stelle e prezzi al metro quadro talvolta irraggiungibili. Ecco perché l’autocostruzione può rappresentare una valida alternativa per chi cerca un’abitazione.

Quali sono le regole da seguire, i vantaggi economici e le persone a cui rivolgersi.

Se si parla di autocostruzione non si intende un passatempo fai-da-te del fine settimana. Con autocostruzione si intende che, a costruirsi la casa, sono i suoi stessi futuri proprietari/utenti, i quali si impegnano a prestare la loro opera manuale per un numero prestabilito di ore, fino al completamente del progetto, assistiti e diretti ovviamente da professionisti e consulenti, cui è affidata la soluzione di tutti i problemi legali e burocratici legati alle pratiche edilizie.

I vantaggi di questo tipo di intervento sono significativi, primo fra tutti l’abbattimento dei costi di costruzione, che arriva anche a ridursi del 70%. In Italia, come nella maggioranza dei Paesi occidentali, il problema-casa riassume in sé i malesseri di questo tempo e di ciascun sistema-paese.

Una casa a costi accettabili è un problema che riguarda tanto gli italiani quanto gli stranieri. Se l’aspetto economico-sociale appare come la motivazione principale dell’autocostruzione, le implicazioni ecologico-energetiche sono altrettanto fondamentali. Secondo le stime del World Watch Institute, un quarto del legname tagliato nel mondo è utilizzato in edilizia. E ben maggiore sarà, in futuro, la domanda di legno per costruzioni, vista la crescita della popolazione mondiale, che impone di moltiplicare urgentemente il numero totale delle abitazioni sul nostro pianeta.

Le Nazioni Unite stimano in 100 milioni gli attuali senzatetto. Dare una casa sicura e decente a tutti con i materiali e le tecnologie edilizie attualmente di uso comune (cemento armato, mattoni cotti, acciaio e legno) può significare un prelievo di risorse ambientali e un inquinamento tali da distruggere senza ritorno l’ecosistema globale. E’ soprattutto nei Paesi emergenti che la sregolatezza dell’affanno costruttivo spreca energia e materiali a livelli disastrosi, causando degrado ambientale e mettendo a rischio la salute di coloro che quelle abitazioni vanno ad abitare.

Difficile immaginare un’altra via per evitare tutto questo, se non un gigantesco e capillare impegno nell’informazione e nella formazione sui materiali costruttivi eco-compatibili, sui modi per conservare le risorse scarse, su come utilizzare intelligentemente i materiali di risulta e i rifiuti, che abbondano ovunque, limitando in tutti i modi possibili la distruzione dei sistemi naturali dai quali dipende la nostra vita.

E su come costruire case che conservino l’energia o che – meglio ancora – addirittura la producano. A titolo di esempio: la produzione del cemento Portland è responsabile da sola del 7-8% dei gas serra prodotti complessivamente dalle attività umane sul pianeta. Eppure, è ormai largamente riconosciuto che i prodotti residui di combustione delle centrali elettriche a carbone, o ceneri volatili, potrebbero efficacemente sostituire, almeno per metà, il cemento contenuto nel calcestruzzo, con un minor costo e una migliore qualità. Un altro esempio tra tutti riguarda la paglia, che rimane nei campi dopo il raccolto del riso, del frumento o di altri cereali e che da sempre viene bruciata, a carissimo prezzo per la qualità dell’aria. Anche in questo caso l’alternativa esiste: la paglia compressa in balle può essere impilata e intonacata, permettendo costruzioni sorprendentemente solide, durevoli e super-isolate. E l’elenco potrebbe essere molto lungo.

In Italia, il percorso da seguire per l’autocostruzione sarebbe, in fondo, abbastanza semplice: un gruppo di persone si costituisce in cooperativa, acquista un terreno, lo lottizza e vi edifica la propria casa. Sono poi gli stessi soci della cooperativa che, opportunamente assistiti da tecnici, prestano la loro opera per la costruzione degli appartamenti, impegnandosi per un determinato numero di ore lavorative fino al termine del progetto. La casa diviene di proprietà, risolvendo definitivamente il problema abitativo e rappresentando un piccolo capitale immobilizzato per ciascun socio. Alle cooperative partecipano sia italiani che stranieri, trovando motivi di incontro nella condivisione di un obiettivo comune.

In Italia, l’architetto dell’autocostruzione più noto e sperimentato è Giuseppe Cusatelli, docente al Politecnico di Milano. Se ne occupa da oltre vent’anni. “Oltre a realizzare il progetto, il compito dell’architetto, nell’autocostruzione, è quello di seguire passo passo il lavoro del gruppo”, precisa Cusatelli. “Quanto ai materiali, sono pensati e scelti per essere utilizzati da non professionisti. Io, per esempio preferisco impiegare mattoni molto leggeri, prodotti con impasto di legno e cemento”. Il rischio di errori è molto basso. “Ognuno vuole dare il meglio di sé. In fondo, sa in quale casa andrà ad abitare; le abitazioni vengono assegnate con un sorteggio solo una volta terminate”.

Anche l’organizzazione del lavoro segue regole precise. Ogni fase operativa è preceduta da una lezione teorica, durante la quale l’architetto illustra il da farsi. All’inizio tutti fanno tutto, poi ognuno si specializza in un dato settore. Se qualcuno dimostra particolari difficoltà, vorrà dire che spingerà la carriola. E così la domenica, in un cantiere in autocostruzione, si possono vedere madri di famiglia che tagliano il ferro per il cemento armato, agenti di commercio che guidano la gru, fratelli e sorelle alle prese con cemento e betoniera. A volta, scoppia qualche discussione. D’altra parte quando mai è semplice mettere d’accordo tante teste diverse tra loro? La questione del lavoro di gruppo sembra centrale, più del saper fare i muratori. Il difficile è lavorare in gruppo. Bisogna imparare a mediare tra i propri desideri, i propri punti di vista e quelli degli altri. “Alla fine, dice ancora Cusatelli, “le case costano dal 50 al 70% in meno rispetto ai prezzi di mercato e per aderire a una cooperativa di autocostruttori basta un capitale iniziale di 10 mila euro”.

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Ciao, sono Ilaria e ho lanciato Ideare-Casa.com nel 2008 come un piccolo blog di interior design, dopo essere diventata mamma di una bellissima bambina. Ho aperto il blog per documentare la mia passione sul design, segnalare prodotti e raggiungere le persone che hanno la mia stessa passione per l'arredo di interni.