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Chiesa di Foligno, geometrie sacre di Fuksas

Il rifiuto dei dettagli inutili e delle decorazioni è la filosofia che ha guidato Massimiliano Fuksas nel progetto della Chiesa di Foligno. Essenziale e scarna nella forma racchiude in sé i segni perfettamente leggibili di una religiosità intima e lontana dalle umane apparenze.

Un volume nel volume. È cemento pesante gravitante sul nulla. È materia che si fa spiritualità. È un parallelepipedo che riesce a comunicare e a esprimere ciò che oggi ci si attende da un’architettura sacra. Il volume principale della chiesa di Foligno, complesso sacro dedicato a San Paolo e progettato da Massimiliano Fuksas, è puro e intarsiato da piccoli e sfaccettati tagli di vetro. Totemico, materico, sobrio e carico di significato si distacca, con un piglio unico e dominante, dal paesaggio circostante, ma non lo danneggia.

Catalizzatore di attenzione funge da guida a un’area periferizzata, frammentaria, priva di progetto e caratterizzata da un contesto fatto di villette, un centro commerciale, un piccolo ospedale in mattoni e qualche edificio in vetro e alluminio. «È sempre bene evidenziare come un intorno può segnare un progetto», ci spiega l’architetto Fuksas. E continua: «La maggior parte degli edifici progettati in Italia risultano essere fuori contesto. Perché se solo volessero adattarsi al contesto dovrebbero riprendere le linee dell’edilizia abusiva dai tetti spioventi e falde sfalsate». Aggiungendo: «Nella realizzazione della chiesa di Foligno non si poteva fare altro che essere più sobri del sobrio e nascondere nella sobrietà le chiavi per il mistero».

Il progetto, vincitore nel 2001 del concorso bandito dalla Conferenza Episcopale Italiana e definito dalla Giuria “come segno deciso e innovativo, che risponde alle ricerche internazionali più avanzate, divenendo il simbolo della rinascita della città dopo il sisma”, consta di tre elementi architettonici che identificano le funzioni del centro religioso. Il primo elemento è la Chiesa. Il suo volume interno, realizzato con strutture reticolari di acciaio ricoperte di intonaco, è appeso alle travi secondarie della copertura ed è solidale al volume esterno grazie all’ausilio dei cannoni di luci, anch’essi realizzati in acciaio e cemento, che controventano e legano i due volumi. Il secondo elemento, basso e allungato, ospita i locali del Ministero Pastorale, la Sagrestia e la Casa Canonica.

È un parallelepipedo rifinito con l’intonaco grigio, e ha la facciata scandita da una tradizionale partitura di finestre. Il terzo corpo, in vetro e di dimensioni minori, mette in comunicazione i due edifici più grandi e contiene invece la cappella feriale e la penitenzieria. L’insieme risulta essere molto semplice e assoluto e lo skyline che crea è completamente nuovo e forse dirompente, perché graffia la ripetitività dell’intorno e si scaglia in alto per dialogare con i monti.

Nasce, infatti, da una scelta progettuale importante: «il rifiuto dei dettagli inutili e delle decorazioni». «Mi è venuta voglia – prosegue Fuksas – di riprendere la mia vecchia vena degli anni ‘70 basata sul concetto del muro e sul dialogo con la forza, la plasticità e la sobrietà del cemento. Il progetto è nato quindi sotto l’idea della semplicità». La Chiesa, con il suo spiccato senso verticale raggiunge quasi i 26m di altezza. È un volume sollevato da terra e collegato al piano di calpestio da una rampa-sagrato. Un ampio spazio antistante la chiesa che con un andamento leggermente in salita accompagna i fedeli fino al momento dell’attraversamento. All’interno vi si accede da una feritoia, una fessura netta rettangolare, tagliata nel cemento e corredata di semplici porte in vetro che ne esaltano la purezza.

L’intento del progettista era mirato, infatti, a «progettare un oggetto segreto, legato al mistero, in cui si potesse entrare inchinandosi». Difatti è grande il rispetto che si prova per questo incombente e forse dominante muro contenente le porte e per la purezza dei segni e dello spazio liturgico che si ha modo, entrando, di leggere. Le pareti, intorno, scarne, i giochi di luci presenti, i gravitanti setti e l’essenzialità degli arredi fanno entrare il visitatore in contatto con la loro parte più celata e fragile. Il re, questa volta, si sentirà nudo. La giusta condizione, forse, per avvicinarsi alla spiritualità, con umiltà e senza vani fronzoli. La luce, altra peculiarità del progetto, che penetra nel volume dagli intagli fatti sulle pareti, percorre le strombature, giunge all’interno del secondo volume e illumina l’altare, l’ambone, il fonte battesimale e, contemporaneamente, segna graficamente la parete opposta.

Quella che invece viene filtrata dai tagli della copertura, segnalando ed evidenziando lo spazio tra i due volumi, disegna il peristilio, mancante di colonne, che circonda l’aula centrale e il presbiterio. La luce naturale, dunque, che entra nell’edificio secondo due direzioni prevalenti, quella trasversale e quella verticale, esalta un concetto fondamentale della Chiesa, quello della luce riflessa. Luce che diventa messaggero e che relazionandosi e scontrandosi con il cemento delle pareti del primo involucro, con l’intonaco delle pareti del secondo e con il cemento levigato e lucido del pavimento, vibra ed emoziona creando suggestioni attutite e soffuse.

L’illuminazione artificiale invece, progettata anch’essa dallo studio Fuksas, si basa su molteplici sospensioni che declinano ritmicamente lo spazio. I punti di luce presenti nella sala centrale e gravitanti sopra l’altare esaltano, con una filiforme e sottile sequenza, la trascendenza dell’ambiente. Una trascendenza che capovolge il concetto di orizzontalità e di sala assembleare per dare maggior rilievo alla verticalità, all’ascensione e all’integrazione tra il linguaggio liturgico, architettonico e artistico. La chiesa si è sempre servita dell’arte del proprio tempo per riuscire a comunicare ai proseliti l’emozione del sacro. In questa occasione sono stati scelti due grandi del mondo dell’arte contemporanea italiana.

Enzo Cucchi, artista di fama internazionale, appartenente alla corrente della Transavanguardia, partecipa a quest’opera con un’esile ma monumentale stele-croce alta 13 metri: una scultura in cemento e marmo bianco di Carrara, che posta sull’austera parete di cemento, all’esterno della chiesa, amplificherà la sacralità dell’insieme.

Mimmo Paladino, grande artista conosciuto in tutto il mondo e le cui opere sono presenti anche al Metropolitan Museum of Art di New York, ha curato le quattordici stazioni della Via Crucis usando una tecnica mista. L’aspetto liturgico, solitamente sempre organizzato con particolare attenzione verso gli schemi tradizionali e rispettosi della prassi celebrativa, questa volta non ha rinunciato agli aspetti innovativi e dinamici. Ha abbracciato la filosofia di questa architettura. E così pure gli arredi sacri, insieme alle panche e ai corpi illuminanti sono stati interamente progettati da Fuksas Design per far sì che il tutto rispondesse ad un unicum fondante: la linearità.

Tema che fa di questo luogo sacro, sorto su una terra segnata dal terremoto del 1997, dalla sofferenza, dalla rassegnazione e dalla gioia della ricostruzione, un segno di solidità. Edificio simbolo, e per questo ancora più difficile e complesso nello stesso tempo.Ma sicuramente interessante e forse anche intrigante. Una sfida, insomma, senza perdere di vista la semplicità e l’umiltà della forma. «Quando si fa una chiesa – conclude Fuksas – si diventa umili. E solo se si è presuntuosi e arroganti non si ammette che nel progettarne una si prova paura».

Intervista di Massimiliano Fuksas a AM Architetti

Credits

CHIESA DI FOLIGNO
Luogo: Foligno, Italia
Data: 2001-2009
Committente: Conferenza Episcopale Italiana – Diocesi di Foligno
Progetto: Massimiliano e Doriana Fuksas
Lotto d’intervento: mq 20690
Edificio Chiesa: mq 610
Complesso parrocchiale: mq 1300
Strutture: Ing. Gilberto Sarti
Impianti: A.I. Engineering
Interventi artistici: Enzo CucchiMimmo Paladino
Impresa di costruzione: Ediltecnica spa
Arredi sacri in pietra FUKSAS DESIGN: Scalpellino Maurizio Volpi
Arredi in legno FUKSAS DESIGN: Falegnameria Bertini
Corpi illuminanti: Iguzzini illuminazione
Fotografo: Moreno Maggi