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Casa-atelier da atmosfere bohémien

Una casa-atelier con grandi vetrate, tutta di bianco e uno stile che risale al 1800. Eh si, il nonno del proprietario aveva creato il suo atelier nel 1880 di decoratore e mercante di colori, ora Chez Eugènie si dedica alla realizzazione di allestimenti e decorazioni per cinema, teatro e televisione.

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Lo spazio della camera da letto è minimalista. Creato in funzione del bisogno di ricaricarsi, meditare e ritrovare l’intimità in una casa frequentata da amici numerosi. L’altezza di dieci metri ha permesso di ricavare una libreria e lo studio. La scala appesa al muro era del nonno di Eugènie, mercante di colori e decoratore, primo abitante di questo edificio, e conserva ancora le tracce di pittura dell’epoca.

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Il bagno è stato realizzato nella serra che un tempo ara dedicata alle lacche. Il mobile risale a quel periodo, e ha conservato il caratteristico colore blu. Le pareti di vetro separano senza dividere gli ambienti. Pochissime cose sono state cambiate dalla fine del 1800 e sempre con l’idea di sistemare senza rinnovare.

Lo spirito di questa casa è pragmatico. Nonostante qui si respiri un’aria di altri tempi non c’è spazio per la malinconia. Una consequenzialità armoniosa unisce il passato con il presente in un fluire tranquillo di affetti e vita vissuta.

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Una vasca con zampe di leone recuperata in loco, una doccia essenziale e pratici scaffali affiancano un mobile che ancora conserva le tracce blu dell’epoca del nonno, commerciante di colori e decoratore.

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Nello specchio del bagno incorniciato si riflette la libreria Bookworm di Ron Arad. Unico elemento decorativo concesso all’ambiente bianco e grigio monacale della camera da letto. A rimarcare la passione sfrenata della padrona di casa per la lettura.

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Gli arredi e gli oggetti di casa sono semplici e funzionali. Come il grande tavolo da pranzo laccato che ravviva l’atmosfera con il suo colore vivace. I bicchieri colorati Habitat e le sospensioni Ikea. Il lavandino in porcellana con serbatoi profondi è stato recuperato da un demolitore.

Gli alti armadi venivano utilizzati per conservare i materiali. La pittura blu che arriva ad altezza uomo sulle ante serviva per evitare le impronte degli operai. Una traccia commovente conservata con una mano di pittura incolore.

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Per quanto possibile, tutto è stato conservato come nel 1880. Sul bancone grigio con ripiano di zinco all’epoca venivano mischiati i pigmenti. Oggi conserva le tracce del passaggio di una famiglia numerosa. Il monocromo grigio-bianco che ricorre in tutta l’abitazione e le piastrelle che quasi ovunque sono originali rendono giustizia al carattere industriale del posto.

Nelle vetrinette, come in origine, ci sono ancora i flaconi più preziosi di pigmenti. Senza spirito museale: i colori vengono usati regolarmente. Anche le bottiglie vuote non sono collezionate. Vengono riempite con il vino comprato in Borgogna durante gite familiari ormai tradizionali.

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Nel piccolo salotto, in passato ufficio del sorvegliante di clienti e operai, l’accumulo regna sovrano. Numerosi oggetti di viaggio, decori natalizi perenni, ricordi e regali. Troneggia una stufa, aggiunta di recente, con l’arrivo dei primi bambini in casa.