Nel loft a Londra di Simon Upton

Nel loft londinese di Simon Upton, uno dei fotografi di interiors più famosi del mondo: una collezione di oggetti di epoche e luoghi geografici lontanissimi. Sotto lo stesso tetto.

Circondato dal vetro che delimita il mezzanino, il letto del fotografo Simon Upton sembra sospeso a mezz’aria. È un mobile da campo, che richiama gli esploratori di era vittoriana. Il baldacchino è sormontato da un pesante telo, e rallegrato da cuscini in tessuto Bogolan; lo scendiletto è una pelle di zebra, mentre i pali di sostegno, in legno intagliato, provengono dall’India pre-coloniale. «Quasi tutti gli oggetti sono di luoghi lontani», afferma Upton.

Alcuni affascinerebbero un naturalista del XIX secolo: crani di animali sbiancati, corna, trofei, uova di struzzo, mandibole di coccodrillo, piume di rapaci. Ma qualcosa “sa” di famiglia. Il grande cassettone di rovere della zona pranzo apparteneva alla nonna. «È di epoca georgiana, ma sembra più recente perché è di fattura gallese. È un tridarn: tre pezzi anziché due». È abbinato alle sedie Tulip firmate Eames. «Alcune incisioni sono opera di un mio prozio, Charles William Cain. Stampe e disegni sono regali di amici: le prediligo in bianco e nero». A vivacizzare la casa ci sono i tessuti africani, i tappeti Suzanis, le ciotole, i tamburi, le tabelle cinesi di feng shui e le lance keniote. Il tavolo tra i divani era il letto di un capo tribù dell’Africa occidentale. «È inverosimilmente pesante», dichiara Upton ridendo.

Verso la fine degli anni 90, il fotografo si è messo in cerca di uno spazio «tipo monolocale» nella zona tra Notting Hill e Portobello. «Era subito prima che il termine “loft” assumesse un connotato positivo». Le imprese di costruzioni acquistavano interi edifici, per sventrarli e ricavarne appartamenti destinati a una clientela upper class. La casa è in un ex deposito in mattoni, a Notting Hill.

Salite le scale di cemento, Upton si trovò in una sorta di guscio vuoto, con tetto spiovente e soffitti altissimi. «Le pareti erano gialle, e dal pavimento in calcestruzzo, dipinto di blu, uscivano tre tubi: acqua, gas ed elettricità. Lo acquistai subito». In seguito, procedette a «renderlo formale, con molta semplicità». Aprì una parete ricavando lo spazio per il mezzanino, situato al centro dell’ambiente, in coincidenza del culmine del tetto. Il muro che sosteneva la scala dell’ingresso è stato abbattuto, e la scala è rimasta “sospesa” su sostegni verticali. «Volevo che l’appartamento fosse chiaro e arioso. Tutte le pareti sono bianche, e il pavimento è in frassino sbiancato, della tonalità più chiara possibile».

Stessa tinta per le tapparelle avvolgibili, la cucina, il grande armadio a muro. Anche la scelta dei lucernari e della parete in vetrocemento tra bagno e cucina è stata fatta per sfruttare al massimo la luce. (Foto dell’Agenzia Living Inside).